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Sisma e stabilimenti RIR

Il sisma spesso non compromette la struttura portante di un edificio, ma gli impianti, determinandone la messa fuori servizio. Gli stessi impianti potrebbero, a seguito del sisma, essere fonte di innesco di incidenti rilevanti. La rilevazione post-sisma ha evidenziato che i danni registrati dai componenti non strutturali, quali impianti meccanici, elettrici, sanitari e antincendio, hanno determinato l'inagibilità di molti edifici, anche quando le strutture erano rimaste integre.
Le principali norme generali sull’aspetto “sisma” sono:

  • Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3274 del 20 marzo 2003: introduce la nuova classificazione sismica del territorio italiano; stabilisce l’obbligo di verificare al sisma alcune tipologie di edifici esistenti.
  • Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 3519 del 28 aprile 2006: aggiornamento dello studio di pericolosità di riferimento nazionale.
  • Decreto del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 3685 del 21 ottobre 2003: in attuazione della Ordinanza 3274/2003, individua due elenchi di tipologie di edifici esistenti che devono essere sottoposti a verifica sismica.
  • Norme Tecniche sulle Costruzioni: Decreto Ministero Infrastrutture e Trasporti 14 gennaio 2008.

Ad agosto 2012 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha emanato la bozza di nuove Norme Tecniche sulle Costruzioni.
Con riferimento alle attività a rischio di incidente rilevante, il DPCM 31/03/1989, lo strumento normativo attualmente in vigore per la redazione e l’analisi dei rapporti di sicurezza, all'Allegato I, paragrafo 1.C.1.3 “Dati meteorologici, perturbazioni geofisiche, meteomarine e cerauniche” stabilisce che il gestore, nel Rapporto di Sicurezza, deve specificare, ove disponibile, una cronologia delle perturbazioni geofisiche, meteomarine e cerauniche del luogo quali terremoti, inondazioni, trombe d’aria, fulmini.
Il Decreto Ministero Ambiente 15 maggio 1996 “Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di gas di petrolio liquefatto” e il Decreto Ministero Ambiente 20 ottobre 1998 “Criteri di analisi e valutazione dei rapporti di sicurezza relativi ai depositi di liquidi facilmente infiammabili e/o tossici”, poiché riportano la check-list di conformità del rapporto di sicurezza all'Allegato I al DPCM 31/03/1989, contengono prescrizioni relative alle azioni sismiche perfettamente analoghe, per queste due tipologie di installazioni.
Per l’azione sismica da considerare nella progettazione, il DPCM 31/03/1989 faceva riferimento alla classificazione del territorio nazionale secondo il DM LL.PP. 3 marzo 1975 e successivi aggiornamenti.
Attualmente, bisogna quindi utilizzare la classificazione introdotta nel 2003. Nel 2003 sono stati emanati i criteri di nuova classificazione sismica del territorio nazionale, basati sugli studi e le elaborazioni più recenti relative alla pericolosità sismica del territorio, ossia sull'analisi della probabilità che il territorio venga interessato in un certo intervallo di tempo (generalmente 50 anni) da un evento che superi una determinata soglia di intensità o magnitudo.
A tal fine è stata pubblicata l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 del 20 marzo 2003 (in Gazzetta Ufficiale n. 105 dell’8 maggio 2003) e succ. integrazione con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 3 maggio 2005, n. 3431.
Il provvedimento detta i principi generali sulla base dei quali le Regioni, a cui lo Stato ha delegato l’adozione della classificazione sismica del territorio (Decreto Legislativo n. 112 del 1998 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001 - "Testo Unico delle Norme per l’Edilizia”), hanno compilato l’elenco dei comuni con la relativa attribuzione ad una delle quattro zone, a pericolosità decrescente, nelle quali è stato riclassificato il territorio nazionale.

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