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Idro-geomorfologia

L’Arco Ionico-Tarantino costituisce una vasta piana a forma di arco che si affaccia sul versante ionico del territorio pugliese e che si estende quasi interamente in provincia di Taranto, fra la Murgia a nord ed il Salento nord-occidentale a est. La morfologia attuale di questo settore di territorio è il risultato della continua azione di modellamento operata dagli agenti esogeni in relazione alle ripetute oscillazioni del livello marino verificatesi a partire dal Pleistocene medio-superiore, causate dall’interazione tra eventi tettonici e climatici.
In particolare, a partire dalle ultime alture delle Murge, si riscontra una continua successione di superfici pianeggianti, variamente estese e digradanti verso il mare, raccordate da gradini con dislivelli diversi, ma con uniforme andamento subparallelo alla linea di costa attuale. Nei tratti più prossimi alla costa sistemi dunari via via più antichi si rinvengono nell’entroterra, caratterizzati da una continuità laterale notevolmente accentuata, interrotta solamente dagli alvei di corsi d’acqua spesso oggetto di interventi di bonifica.

Arco Ionico-Tarantino

Sempre in questo ambito sono ricomprese alcune propaggini delle alture murgiane, localmente denominate Murge tarantine, che comprendono una specifica parte dell’altopiano calcareo quasi interamente ricadente nella parte centro-orientale della Provincia di Taranto e affacciante sul Mar Ionio. Caratteri tipici di questa porzione dell’altopiano sono quelli condizionati dai processi fluviali e tettonici, per la presenza di importanti scarpate morfologiche e incisioni fluviocarsiche.
Le morfologie superficiali ivi sono caratterizzate da rilievi più modesti di quelli murgiani, che raggiungono la massima altitudine fra i 400 ed i 450 m s.l.m. in corrispondenza del territorio di Martina Franca; per il resto si possono segnalare solo emergenze molto meno accentuate, come le Coste di Sant’Angelo, a Nord di Statte, il Monte Castello ad Ovest di Montemesola, ed il Monte fra San Giorgio e San Crispieri.

Le aree pianeggianti costituiscono invece un tavolato lievemente digradante verso il mare, interrotto da terrazzi più o meno rilevati. La monotonia di questo paesaggio è interrotta da incisioni più o meno accentuate, che vanno da semplici solchi a vere e proprie gravine.
La maggior parte delle gravine ha un orientazione NE-SO e tende a sfociare nella piana costiera ad ovest di Taranto. Il territorio comunale di Taranto rientra nelle idrostrutture del Arco Ionico-Tarantino e della Penisola Salentina. L'idrostruttura del Arco Ionico-Tarantino ricade all’interno dei bacini dei fiumi Bradano, Lato e Lenne. L’acquifero riceve alimentazione nel settore nord dall’idrostruttura delle Murge; la falda di base ha recapito verso il gruppo sorgivo Tara, ubicato a nord-ovest di Taranto. L'idrostruttura della Penisola Salentina ricade invece all’interno di bacini minori che defluiscono direttamente a mare. L’idrostruttura è caratterizzata da una falda libera che ha recapito prevalentemente verso la linea di costa. Nelle aree occupate da sedimenti più recenti esistono pochi canali perenni (alimentati da sorgenti solitamente situate in prossimità del mare); tali corsi d’acqua attraversano le zone pianeggianti con alvei poco incisi, generalmente rettilinei e con una limitata estensione lineare.
In rapporto alla idrografia superficiale, l’ambito comprende i bacini di una serie di corsi d’acqua, accomunati dalla condizione di avere come recapito finale il mare Jonio, nel tratto compreso tra la foce del Bradano e il litorale tarantino orientale, e di mostrare in molti casi, soprattutto nei tratti medio-montani, condizioni morfologiche della sezione di deflusso molto strette e profonde, che localmente sono chiamate “gravine”.
I tratti del reticolo caratterizzati da questo morfotipo occupano una aliquota sostanzialmente limitata dell’intero sviluppo longitudinale della rete fluviale.
Tra i fiumi più importanti di questo ambito sono da annoverare il Lato, il Lenne ed il canale Aiedda.

  • Il Lato, che nasce nella parte finale della lama di Castellaneta, convoglia le acque provenienti dalla Gravina di Castellaneta e dalla Gravina di Laterza.
  • Il fiume Lenne nasce in contrada la Giunta (torrente lama di Lenne) e, dopo aver raccolto i tributi idraulici di una serie di incisioni con reticolo fortemente discontinuo, sfocia nel Golfo di Taranto.
  • Il canale Aiedda, infine, drena i deflussi dei reticoli che si sviluppano in una estesa porzione dell’arco ionico-tarantino; questi partendo sia dai rilievi murgiani nel territorio di Martina Franca, sia dalle colline poste al margine orientale della piana di Grottaglie, tendono a convergere verso il settore orientale del Mar Piccolo ove collettori di ampia sezione le trasferiscono nello stesso mare.

La porzione dei reticoli idrografici presenti posta generalmente a monte dei tratti di gravina, mostra assetti plano-altimetrici non molto diversi da quelli dei Bacini del versante adriatico delle Murge, mentre le porzioni di rete idrografica poste generalmente a valle degli stessi, assume caratteri abbastanza simili a quelli dei tratti terminali dei principali fiumi del Tavoliere della Puglia. Quivi infatti, e con particolare riferimento ai reticoli dei fiumi Lato, Lenne, Galaso e del Canale Aiedda, sono stati realizzati ingenti interventi di bonifica e sistemazione idraulica dei tratti terminali, che non hanno tuttavia definitivamente risolto il problema delle frequenti esondazione fluviali degli stessi corsi d’acqua e del frequente interrimento delle foci per accumulo e rimaneggiamento di materiale solido, favorito anche della contemporanea azione di contrasto provocata dal moto ondoso.

Falda superficiale
Dovrebbe essere costituita dalla giustapposizione eterogenea e casuale di diversi materiali generalmente poco permeabili: per lo più si dovrebbero ritrovare sabbie limose o limi, riporti sabbiosi o ghiaiosi a supporto di matrice limosa, clasti calcarenitici e residui di alterazione in sito. I litotipi in oggetto sono caratterizzati in letteratura da una permeabilità variabile da 10-4 a 10-6 m/sec. La falda, di dimensioni pellicolari, dovrebbe avere una soggiacenza mediamente compresa tra 1 e 2 m dal p.c..

Falda profonda
La falda profonda presente in area viene alimentata nelle Murge, essenzialmente per infiltrazione delle acque meteoriche attraverso rocce permeabili per porosità o fessurazione non interrotte da barriere idrogeologiche tra la superficie topografica e quella freatica (Calcari di Altamura e Calcareniti di Gravina).

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