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Il Paesaggio

Il paesaggio caratteristico del territorio di Taranto è quello dell’Arco Ionico Tarantino, ed è costituito da una vasta piana a forma di arco che si affaccia sul versante ionico del territorio pugliese fra la Murgia a nord ed il Salento nord-occidentale a est.
La pianura tarantina è segnata dalla rete dei canali di bonifica; ad ovest il mosaico agricolo è dominato dal vigneto a capannone, mentre verso il Barsento, sul versante orientale, fino a Taranto, prevalgono le coltivazioni ad agrumeto.
La piana agricola è caratterizzata da una serie di lame e gravine che si dispongono trasversalmente alla linea di costa. Da ovest verso est si riconoscono una serie di tipologie rurali che interrompono le due dominanti del mosaico perifluviale del fiume Bradano e del mosaico delle lame, entrambi caratterizzati dall’alternanza di tipologie colturali con elementi di naturalità.
Il paesaggio della costa tarantina occidentale si caratterizza per la presenza significativa di pinete e macchia mediterranea. Esso risulta non eccessivamente compromesso da fenomeni di urbanizzazione selvaggia e presenta un entroterra caratterizzato da un mosaico di bonifica ancora riconoscibile, nonostante urbanizzazione ed agricoltura intensiva.
La costa tarantina orientale, invece, è caratterizzata da una fitta urbanizzazione costiera con un mosaico periurbano talmente esteso da impedire qualsiasi relazione tra la costa e il territorio rurale dell’entroterra. Di importanti dimensioni risulta essere il mosaico periurbano intorno a Taranto, oltre il quale troviamo un territorio agricolo contraddistinto da un mosaico colturale alquanto complesso.
A nord la matrice rurale prevalente è legata ad elementi di naturalità attraverso combinazioni di seminativo/pascolo e di seminativo/bosco e oliveto/bosco, supportate dal caratteristico sistema delle masserie.
Al di là della Salina Grande, ad est verso i territori dei casali di Leporano e Pulsano, il territorio è caratterizzato da un sistema di masserie a maglie molto larghe, immerso all’interno di una matrice agricola a vigneto, sia come coltura prevalente che come coltura associata al seminativo, intervallato unicamente dai centri urbani e dal relativo mosaico.
Il paesaggio costiero un tempo era strettamente legato a quello delle zone umide, che segnano e disegnano la costa. Il paesaggio dello zone umide, rappresentava la matrice dominante, scomparsa e ridotta al minimo dopo gli interventi di bonifica. Un tempo infatti un’ampia fascia costiera circostante i due mari era caratterizzata da una sequenza di stagni e bacini salmastri, che furono progressivamente bonificati.
La bonifica, con la costruzione della strada di penetrazione della salina, cambiò completamente la struttura del paesaggio. Tra la riva sud-orientale del Mar Piccolo e la costa sud-orientale, sopravvivono ancora residui di quest’antico sistema di aree umide costiere come la Salina Grande e gli ultimi lembi della palude La Vela, situata lungo la sponda del Mar Piccolo e lambita dal canale d’Aiedda.
Il sistema delle zone umide costiere permane quindi come “paesaggio residuo” della trasformazione antropica.
La città di Taranto si colloca all’interno della fascia costiera ed è caratterizzata, in prossimità del litorale, da coste basse e sabbiose. Questo litorale è interrotto dalla presenza delle foci dei fiumi Lato, Lenne, Patemisco e Tara che hanno origine dalle murge nord occidentali e si conformano nei tratti medio-montani come gravine.

Il litorale dei due mari è solcato dalle foci di alcuni corsi d’acqua, alimentati dal sistema di risorgive carsiche interne. Secondo la leggenda la fondazione di Taranto è legata alla presenza delle sorgenti del Tara (da cui deriva il nome della città) testimoniando così la rilevanza che il corso d’acqua ebbe fin dall’antichità. Si tratta in realtà di un sistema di circa venti sorgenti, in parte drenate da un sistema di canali di bonifica che si dirigono verso il corso principale del fiume, distribuite su un’ampia superficie pianeggiante appena inclinata verso il mare e segnalate dalla presenza di folti canneti.
Oggi una parte di tali acque viene utilizzata per scopi irrigui dal Comprensorio di Bonifica di Stornara e Tara (25.000 ettari circa), oltre che per scopi industriali dallo stabilimento siderurgico della società ILVA.
Nonostante il livello di inquinamento e i processi causati dall’espansione industriale ed urbana, proprio lungo le sponde dei due laghi sono presenti ancora diverse aree ad alto valore naturalistico.
Nella costa tarantina occidentale, tra gli elementi di criticità del paesaggio sono da considerasi le diverse tipologie di occupazione antropica. Tali occupazioni (quali edifici, infrastrutture stradali, impianti, aree a servizi, aree a destinazione turistica, etc.), contribuiscono a frammentare la naturale continuità morfologica delle forme, e ad incrementare le condizioni sia di rischio idraulico, ove le stesse forme rivestono un ruolo primario nella regolazione dell’idrografia superficiale (gravine, corsi d’acqua, doline), sia di impatto morfologico nel complesso sistema del paesaggio
Non meno rilevanti sono le occupazioni delle aree prossime a orli morfologici, quali ad esempio quelli al margine di terrazzamenti o gravine, che precludono alla fruizione collettiva le visuali panoramiche ivi fortemente suggestive.
Merita segnalare anche la scarsa valorizzazione ambientale di importanti sorgenti costiere, come quelle del Tara, del Galeso e del Chidro, ove si rinvengono ambienti in cui la costante presenza di acqua dolce o salmastra in aree interne ha originato condizioni ottimali per lo sviluppo di ecosistemi ricchi di specie diversificate, e per la relativa fruizione ecoturistica.
Altri elementi di criticità sono le trasformazioni delle aree costiere, soprattutto ai fini della fruizione turistica, che spesso avvengono in assenza di adeguate valutazioni degli effetti indotti sugli equilibri meteomarini (vedasi ad esempio la costruzione di porti e moli, con significativa alterazione del trasporto solido litoraneo).

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